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| Competenza professionale e scientifica verso nuovi traguardi |
| "Non abbiate paura di avere coraggio": è questo il monito ribadito dal presidente dell'Ordine Gilberto Gelosa, per invitare i colleghi riuniti a Roma in occasione della III conferenza annuale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, lo scorso 19 maggio, ad affrontare con fare deciso le nuove e numerose sfide della professione. |
«Saluto tutti i partecipanti a questa terza conferenza.
Ringrazio il Consiglio Nazionale e i commercialisti presenti per l’opportunità di intervenire che mi viene concessa e cercherò di essere conciso e diretto.
Ho condiviso col coordinatore degli Ordini lombardi, l’amico Ermanno Werthhammer, la trattazione di questi temi, così come ho condiviso con lui il suo intervento.
Ringrazio e faccio i complimenti, sinceri, al presidente Claudio Siciliotti per la sua relazione e al Consiglio Nazionale per l’organizzazione dell’evento. Qualche piccolo suggerimento migliorativo può venire spontaneo a chi parla come a chiunque di voi ma non è questa la sede per evocarlo, lo potremo fare magari in assemblea dei presidenti anche per vitalizzarla un po’ di più, come spero il Consiglio Nazionale voglia e possa fare a complemento e completamento della sua azione, del congresso e della conferenza.
Condivido altresì, per carattere, l’amore di Claudio per le citazioni che chiamerei “orientative” del suo discorso e dell’uditorio. Tra le molte, ho apprezzato come apice della sua relazione quella di De Gasperi, da cui non possiamo prescindere, e quella sarcastica ma vera di Mark Twain, se, come commercialisti, vogliamo illuminare. Sulla stessa scia ma con meno umorismo, cito Stalin «per cui la morte di un uomo è una tragedia mentre la morte di migliaia di uomini è un dato statistico». Sigh, la visione della statistica è uguale ma la coscienza è diversa!
Entrando negli aspetti sostanziali, in primo luogo, condivido per competenza professionale e scientifica e, quasi in toto, l’analisi, penso dell’intero Consiglio Nazionale, sulla riforma fiscale. Mi permetto di suggerire, per i futuri interventi a supporto del Legislatore tre temi:
1. il redditometro non può essere usato come una clava e quindi occorre mettere l’Agenzia delle Entrate nella condizione di fare ponderazioni di merito senza l’assillo della Corte dei Conti e con utilizzo del contraddittorio;
2. perché il redditometro funzioni è necessaria la partecipazione dei comuni all’accertamento “obbligatoria” e non facoltativa con il premio (come oggi è previsto): chi sta sul territorio è arbitro delle informazioni;
3. poiché il paese è povero di risorse tranne il gusto, l’alimentare e la natura occorre renderlo attrattivo dal punto di vista fiscale e burocratico, non nel senso deteriore di farlo diventare - dopo essere un paradiso del gusto (moda e gola), della natura e beni culturali - anche fiscale; in un’economia globale significa agevolare gli investimenti in Italia tramite la leva fiscale: questo è il primus, inter pares di una vera riforma fiscale (quindi non solo, ma anche interessi passivi deducibili).
In secondo luogo è doveroso il ringraziamento al Ministro Alfano per aver compreso l’essenza delle professioni e la loro differenza con le associazioni non regolamentate. Ma la battaglia sul sistema duale, che è stata portata avanti da molti (e non solo due) anni dai commercialisti e dai loro presidenti, sia nel CUP sia in sede locale e nazionale con iniziative ed eventi, non può dirsi conclusa.
In terzo luogo, vi segnalo un fondo del Prof. Prandstraller sul Corriere della Sera di ieri che è quasi del tutto in linea con la visione del nostro presidente. Dice infatti:
«E’ difficile pensare che le professioni intellettuali possano avere, d’ora in avanti, strategie puramente difensive o solo (pragmaticamente) economiche. Le professioni sembrano obbligate a varare strategie coerenti con il significato intrinseco di questo termine, si dovranno muovere tra forze ostili affermando tuttavia i valori che caratterizzano il lavoro intellettuale. Capire quali possono essere le strategie future non è certo facile. È però ormai inevitabile. Vi sono alcuni obiettivi verso i quali dovrebbe essere lo sforzo delle professioni, se vorranno mantenere un peso reale nella società attuale. Vediamone alcuni che sembrano fondamentali:
1. acquisire autostima, nel senso concreto di dover gestire i servizi più difficili e sofisticati, che sono l’essenza di ogni società avanzata.
2. acquisire nuove funzioni, sia in forma surrogatoria rispetto ad altre forze sociali, sia come interpretazione di bisogni (nuovi) che via via si presentano. Ciò darà luogo a conflitti, ma porterà alla consapevolezza della insostituibilità delle professioni e offrirà nuovo potere ai professionisti.
3. necessità di accordi con altre forze sociali per rimediare allo stato di esclusione prodotto dall’attuale corporativismo duale (costituito da sindacati e Confindustria) e concorrere a ripristinare il peso sociale dei ceti medi, altrimenti condannati a una caduta irrimediabile.
4. sostegno esplicito alla politiche volte a realizzare la “società della conoscenza” attraverso la rivalutazione della scienza, della ricerca e della creatività come obiettivi fondamentali di qualsiasi società civile.
Si dirà: non è poco,oppure è troppo. Molti professionisti aggiungeranno prosaicamente: la cosa più importante è guadagnare quanto occorre per vivere bene. Chi scrive pensa che gli obiettivi sopraindicati siano essenziali proprio per acquisire uno status migliore; che il benessere economico dei professionisti sia cosa giusta, ma che essi non debbano dimenticare obbiettivi più generali, funzioni più impegnative, per il semplice motivo che dall’importanza delle funzioni deriva anche il prestigio sociale e la congruità dei compensi. Occorre volare alto se non si vuole rimanere impigliati nella rete paralizzante della quotidianità lamentosa».
Proviamo insieme ad analizzarlo.
Acquisire autostima: ottima la strategia di comunicazione del Consiglio Nazionale a cui aggiungerei solo una proposta che feci un anno fa, a integrazione del sigillo e degli eventi: il giuramento con formula adeguata. E le parole di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, confermano che questa deve essere la direzione.
Acquisire nuove funzioni, anche se da luogo a conflitti. In questo senso ritengo la nuova normativa sulla mediazione obbligatoria laddove l’aggettivo è più importante del sostantivo. In questo ambito occorre però agire non da soli ma convogliando, come abbiamo fatto ad esempio presso il mio Ordine, tutte le associazioni di categoria, la Cciaa e la camera di conciliazione della Cciaa, individuando un percorso sostanziale comune. Gli avvocati a Monza hanno scelto invece di agire da soli. Se tutte le altre forze della Società civile premono per un unico progetto chi può formarsi come conciliatore o consulente delle parti in conciliazione: l’industriale? l’artigiano? il commerciante? No: il commercialista che ha la transazione nel proprio Dna. Farò avere al Consiglio Nazionale il protocollo perché valuti questo percorso di raggruppamento.
Quindi ho esaminato, in parte, anche il terzo punto di Prandstraller: necessità di accordi con altre forze sociali. Ma a questo proposito devo aprire una parentesi allarmante: la revisione contabile. E qui non posso convenire con il messaggio tranquillizzante di Claudio contenuto nel suo ultimo editoriale su Press, la nostra rivista che mi auguro migliori graficamente, negli obiettivi e nell’appeal. Tutti auspichiamo che ciò che il presidente riferisce, accada. Ma non v’è certezza, anzi. E su questo punto penso che il Consiglio Nazionale sarà costretto – dopo essere il risultato di una fusione che incorporava i revisori contabili, ricordo e ripeto, unico vero e concreto plus promesso con e dal Dlgs 139/2005 – ad accordi con altre forze sociali, spero senza subire l’onta dell’accordo con una “nuova professione” parallela.
Non possiamo dimenticare che quella di revisore contabile è l’unica professione contabile riconosciuta dall’Unione Europea e chela Legge consente l’attribuzione al revisore contabile – attraverso l’innovativa figura – di incarichi significativi, creando di fatto una alternativa alla nostra professione. Se poi il controllo sull’attività del revisore viene dato alla Consob l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili non avrebbe più controllo sostanziale su questa attività e su chi da un lato può frenare (i commercialisti singoli) e accelerare (le società di revisione). Leggete il decreto per essere coscienti di questo “male oscuro” che ci sta prendendo.
Sul tema chiedo altresì al Consiglio Nazionale di monitorare il tema dell’indipendenza e come valutarlo.
Infine sulle politiche per la società della conoscenza faccio le mie due citazioni: Teresa Novarese Cerruti, imprenditrice ben oltre le auspicate “pari opportunità” (nel senso che erano “dispari” ma a sfavore degli uomini!), patron de Il Sole 24 ore, recentemente scomparsa, soleva ripetere «Non abbiate paura di avere coraggio» e dico a tutti di rendere soprattutto disponibile il proprio sapere, sviluppando la creatività in una professione che non è solo sterile raziocinio e numero.
E, infine, la citazione che appongo su ogni pubblico scritto quale presidente, ad esempio sulla relazione annuale all’assemblea degli iscritti, presa da Milton Friedman: «abbiamo sempre creduto che solo la libera iniziativa, il coraggio e la collaborazione volontaria rendano grande una società» e, dico io, un Ordine e i suoi iscritti.
Grazie e buon lavoro a tutti»
Gilberto Gelosa
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